La nuova “via della seta” tra Italia e Cina

Il termine è stato coniato nel 1877 dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen per descrivere la fitta rete di itinerari terrestri, marittimi e fluviali creati in antichità per gli scambi commerciali tra l’impero romano e quello cinese. Oggi la Cina, da Paese in forte espansione quale è, in vista di un suo ormai estremamente probabile sorpasso nell’egemonia mondiale sugli Stati Uniti d’America, prepara il campo, e lo fa in particolare con un nuovo progetto colossale che ricalca proprio le caratteristiche dell’antica “via della seta” intrapresa con Roma.

Stavolta l’asse centrale degli snodi commerciali con il nostro Paese però non è la capitale italiana, ma il nord industrializzato. In prima linea ci sono i porti di Genova e Trieste, e il 28 novembre da Mortara, in provincia di Pavia, è partito il primo treno merci di linea tra l’Italia e la Cina. Il convoglio, composto da 17 vagoni e 34 container, trasporta in 18 giorni di viaggio mobili, macchinari, abiti delle griffe, componentistica auto made in Italy nella capitale dello Sichuan, Chengdu, per poi tornare in Italia con iPad, pc, prodotti per la casa, oggetti di cuoio. Come riporta un articolo di Ettore Livini sul quotidiano “La Repubblica”, il viaggio su rotaia permette di risparmiare rispetto a quello aereo: 8mila dollari, contro una spesa di 50mila.

E non è finita qui. Proprio in questi giorni infatti, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in un suo viaggio in Cina, è riuscita a ottenere che il prossimo forum europeo per lo scambio e la collaborazione commerciale, scientifica e culturale nell’ambito della nuova Via della Seta, si svolga nel primo semestre del 2018 a Trieste.

E ancora, a inizio novembre è stata inaugurata Costa Venezia, la prima nave da crociera di Fincantieri costruita appositamente per il mercato cinese che sarà operativa nel 2019. La partenza della Costa Venezia verso Shanghai è prevista a marzo 2019 dal porto di Trieste.

Anche Romano Prodi, partecipando al quarto raduno informale della comunità d’affari italiana in Cina, organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Pechino nella località di Yanqi Lake, ha colto la preziosa opportunità economica rappresentata dalla nuova via della seta, affermando che:

“Di fronte allo sviluppo del Pireo bisogna dare una risposta di grande respiro: se Trieste farà sinergia e si formerà un grande porto dell’Alto Adriatico, lo scalo giuliano potrà fare il necessario salto in avanti. Le possibilità ci sono se facciamo presto”.

Citando le potenzialità dello scalo giuliano, Prodi ha fatto riferimento in particolare alla disponibilità del vicino porto di Monfalcone (Gorizia).

Insomma la realizzazione della “nuova via della seta” procede a vele spiegate, con una rapidità incredibile. Un progetto, denominato anche Belt and Road Iniziative (Bri), in cui il presidente cinese Xi Jinping crede molto, tanto da investirci la bellezza di mille miliardi di dollari. Un’iniziativa che non coinvolge solo l’Italia e l’Europa, come ricorda in un suo recente libro il giornalista Federico Rampini, dal titolo “Le linee rosse”:

“Secondo le stime di Pechino, gli investimenti per la Nuova Via della Seta hanno già creato 180mila posti di lavoro nei 65 paesi coinvolti, che rappresentano il 62 per cento della popolazione mondiale e oltre un terzo del Pil planetario”.

Cifre da far impallidire il piano Marshall americano, e che potrebbero fare della Cina nei prossimi decenni, il nuovo Paese leader nel mondo.

 

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