INTRATTENIMENTO SCOLASTICO DEI BAMBINI/RAGAZZI CON DISABILITA’

Negli anni ’70 il ministero dell’istruzione Ha stabilito che i bambini con disabilità devono essere iscritti alla Scuola dell’Infanzia a 3 anni e alla Scuola Primaria a 6 anni. Da allora, tutte le norme di riferimento hanno promosso politiche orientate alla frequentazione dei pari, limitando i trattenimenti nei diversi gradi solo a situazioni definite eccezionali. Questa tendenza non ha riguardato solo gli alunni con disabilità, ma tutti i bambini ed oggi le situazioni in cui si decide una bocciatura sono diventate rare, non solo nella Scuola dell’Infanzia, ma anche nella Primaria e in tutto il primo grado. ( DAL WEB)

Discordante il parere dei genitori  dei bambini con disabilità sono sostenitrici di questo orientamento e non sono rari i casi in cui chiedano che i loro bambini vengano trattenuti un anno in più, soprattutto alla scuola dell’infanzia. Tutti concordi all’integrazione con i pari ma, valutando ogni singolo caso.

Silvia evidenzia l’importanza di essere pronti, sia per i bambini che per l’ambiente che li accoglie.La vita di mio figlio è stata un susseguirsi di diagnosi. La fase più critica è stata intorno ai 5 anni, quando giunse una diagnosi che purtroppo avrebbe inciso più di tutte le altre, perché riguardava non solo l’ambito cognitivo, anche quello sociale e relazionale. Coscienti di questa situazione chiedemmo di poter trattenere nostro figlio ancora per un anno alla Scuola dell’Infanzia, in modo da migliorare le sue abilità nei vari contesti. Questa opportunità ci fu negata dalla Dirigente. Iniziammo la prima elementare con grandi problemi: non era ancora in grado di vivere in un ambiente grande, con forti rumori, parlava poco e cercava di farsi capire tramite comportamenti violenti. Ci chiesero di tenerlo a casa. Fu difficile far capire quanto fosse importante lavorare nell’ambito sociale, relazionale e delle autonomie. Ci vollero ben due anni prima di trovare un equilibrio e ancora oggi si vedono i segni per ciò che visse in quel periodo. Il passaggio da un ordine di scuola ad un altro è sicuramente un’occasione, per i nostri figli, di nuovi stimoli, ma è necessario che siano pronti ed è prioritario che le persone che li accoglieranno siano davvero in grado di sostenerli con competenza e professionalità. Ogni essere umano nasce e cresce seguendo un suo percorso naturale, influenzato da un ambiente sociale che non sempre è in grado di saper individuare e accogliere le sue richieste. Ha invece diritto ad essere rispettato per le sue abilità e competenze e dev’essere aiutato a svilupparle nel contesto a lui più idoneo.

La Legge n. 517 del 1977( http://www.edscuola.com/archivio/norme/l517_77.html ) ha inteso favorire, nell’ambito della scuola dell’obbligo, l’attuazione del diritto allo studio di ciascun alunno e, in particolare, degli alunni portatori di handicaps prevedendo, agli art. 2 e 7 che “…devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli Enti locali preposti, nei limiti delle disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal Consiglio scolastico distrettuale”. Un salto di qualità viene fatto nel 1994 con l’introduzione della legge sul P.E.I: Il Piano Educativo Individualizzato , definito anche progetto di vita, ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni educativi speciali, che possono presentare i nostri alunni, non solo quelli con disabilità certificata, ma anche quelli che presentano disturbi specifici d’apprendimento, difficoltà psicologiche, comportamentali, emotive, svantaggio sociale, differenze linguistiche e culturali.

Focalizziamo la nostra attenzione sulla stesura del P.E.I. per gli alunni in situazione di disabilità certificata, al fine di evidenziare che esso deve essere frutto di un lavoro collegiale, condiviso tra tutti gli operatori coinvolti nel progetto di vita dell’allievo disabile (come deve essere anche il P.E.I. per gli alunni che presentano le difficoltà sopra descritte).

Ma è giusto trattenere i bambini/ragazzi cn disabilità a scuola? Considerando l’umiliazione di una bocciatura, il cambio dei compagni di classe e degli insegnanti con i quali si instaura a fatica un rapporto?

VIVIANA GIGLIA

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