Disabiltà in relazione con disoccupazione

 

Una persona con disabilità trova lavoro? Chi vive in carrozzina riesce a lavorare?

Tralasciando la grossa mole generale di disoccupazione generale  alla quale in questi anni, tendiamo di andare nello  specifico parlando di disabilità cercando di risponder alle domande di sopra…

L’ultima legge sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità è la n. 68 del 1999, che prevede le quote minime da rispettare in azienda. Da allora, si è continuato a ragionare per quote, guardando quello che

la persona non sa fare, invece di ciò che sa e può fare.

dal 1 gennaio 2018 la legge è diventata più restrittiva: le piccole imprese appena raggiunto il 15esimo dipendente computabile hanno due mesi di tempo – 60 giorni – per assumere una persona disabile, mentre prima il tempo a disposizione erano 12 mesi a partire dalla 16esima assunzione computabile Questo fallace tentativo è stato fatto per invogliare le aziende ad assumere le persone con disabilità, agevolando  l’integrazione ma,  le aziende preferiscono rischiare la sanzione piuttosto di assumere. Eppure, esistono incentivi sia nazionali che regionali.

– Anna Mannara, 35 anni, di Sarno (Salerno), in carrozzina da quando ne aveva 17. Oggi gestisce una parafarmacia– la sua – aiutata dalla famiglia, dopo aver preso due lauree, una in Chimica e tecnologie farmaceutiche e l’altra, nel 2017, in Scienze della Nutrizione umana. «Mi presentavo ai colloqui mirati, quelli in cui si selezionavano persone disabili per coprire le quote previste dalla legge. Ma, nonostante la laurea, non venivo mai selezionata. Perché quello che le aziende ricercano per queste posizioni obbligatorie sono figure contabili e amministrative, anche nel mio settore. Quindi persone che stiano prevalentemente sedute, che “non diano problemi”…   Neanche guardavano il mio curriculum. Venivo subito scartata per  la qu estione di mobilità.-» racconta Anna- (dal web)

Oggi che quasi 80mila persone hanno rinunciato a cercare un lavoro: di conseguenza negli ultimi anni il numero di persone  con disabilità disoccupate è aumentato.

Molti sono i motivi. Primo fra tutti, il problema culturale, la mentalità obsoleta per cui il sordo non può rispondere al telefono e il cieco può fare solo quello. La normativa italiana per niente aiuta nel percorso di un cambiamento culturale che si attende da tempo: «La legge usa ancora termini come invalido, handicappato, minorato della vista che fanno pensare a una persona “diversa” in accezione negativa.

C’è da dire che in una società che si evolve tra culture diverse ed etnie diverse ci si aspetti che l’integrazione sia anche per queste diversità.

 

 

VIVIANA GIGLIA

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