Disabilità mentale legge innovativa ma non basta.

Compie 40 anni la legge Basaglia che introdusse un’importante revisione ordinamentale e promosse notevoli trasformazioni nei trattamenti sul territorio degli ospedali psichiatrici in Italia, decretando la chiusura dei manicomi e stabilendo che le persone con disturbi mentali hanno uguale diritto di cittadinanza.

Una legge a dir poco rivoluzionaria, la prima al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici, ma per chiudere definitivamente queste strutture in Italia ci sono voluti altri vent’anni. Nel 1994 Roma è diventata la prima capitale europea a non avere un manicomio. Legge innovativa, soprattutto,  per la sua concezione della malattia mentale e per i suoi percorsi modernizzati rimane per molti, ancora oggi, incompiuta  soprattutto perché   non è stata in grado di affrontare con fermezza il dramma delle famiglie che non riescono a prendersi cura e a gestire il loro “malato”, ancora incompiuta perché ad oggi non esiste  quella rete di servizi sul territorio necessari per prendersi carico dei bisogni del  malato e di chi  deve accudirlo, attraverso una serie di interventi specializzati tali da  allargare  le competenze proprie  e così di conseguenza  anche le potenzialità dei servizi primari   coinvolti  a sostegno della famiglia.

Franco Basaglia è stato uno psichiatra, neurologo, professore, fondatore della concezione moderna della salute mentale, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia e ispiratore della cosiddetta LEGGE BASAGLIA del 13 maggio del 1978 la n. 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” (la prima in Europa in materia di salute mentale) , pone la persona malato mentale al centro degli interventi, restituendogli dignità, riconoscendo l’ammalato parte integrante del territorio che con l’appoggio  delle equipe multidisciplinari  socio-sanitarie il cui compito è quello di accompagnare  le famiglie all’ interno delle comunità per definire, sensibilizzare e guidare  il malato in dei percorsi  di cura e riabilitazione all’ interno del territorio finalizzato all’ integrazione e all’ accoglienza.

Si arriva così alla chiusura degli istituti di cura (i cosiddetti manicomi), la regolamentazione sui trattamenti sanitari obbligatori ( TSO ), ma soprattutto l’istituzione di servizi di salute mentale decentrati sul territorio e finalizzati all’ integrazione del malato e della sua famiglia fino ad allora sicuramente emarginati ed isolati.

MA OGGI COSA ACCADE?

Molta sensibilizzazione e prevenzione deve essere ancora fatta sul territorio per superare ancora i pregiudizi, la stigmatizzazione e la paura nei riguardi del malato mentale. In molti credono che basti solo la cura farmacologica per affrontare e gestire la patologia, ma di fatto non è così.

Ad oggi le politiche sociali, regolate dalla legge quadro 328/00, si rivolgono alla generalità degli individui per soddisfare “bisogni che sorgono nel corso della vita quotidiana e nei diversi momenti dell’esistenza” e quindi raggiungono l’obiettivo di sviluppare “il diritto di tutti al servizio universale”

All’ art. 14 della legge 328/00 si preoccupa di garantire la “piena integrazione dei soggetti affetti da menomazione fisica, psichica o sensoriale”, nell’ ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi di istruzione scolastica o professionale e nel mondo del lavoro.

Per dare concretezza a tutto questo indispensabile è il Progetto individuale redatto da ASL e Comune quanto sono sempre loro i referenti del cittadino disabile e della sua famiglia e che sono tenuti a garantire e a provvedere nella programmazione, nell’ organizzazione e nella valutazione dei servizi gli interventi più in idonei alla disabilità della persona.

Evidenziando il grande  divario nord e sud soprattutto in relazione al sistema sanitario e socio-sanitario  che preoccupa molto gli operatori  che quotidianamente  sono chiamati ad affrontare disabili e famiglie senza poter dare il giusto supporto perché carenti di RISORSE FINANZIARIE e di strumenti idonei, quali strutture residenziali, borse lavoro , laboratori ecc. dopo 40 anni da questa  legge  i cui  principi rimangono ad oggi innovativi, molto lavoro rimane ancora da fare per attuarli e di conseguenza per garantire dignità al  disabile mentale e alla sua famiglia.

 

VIVIANA GIGLIA

ANGELA PENDOLINO

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