Cosa ci insegna la storia?

Nonostante sia passato ormai quasi un secolo da quell’autunno del 1922 in cui il regime fascista salì al potere in Italia, negli ultimi mesi è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione nel nostro Paese il confronto fra neofascisti e antifascisti. Ne sono un esempio le recenti incursioni in sedi di giornali e tv, le scritte comparse a Pavia, i tafferugli avvenuti durante alcuni cortei nelle principali città italiane… Ma non sono tanto questi episodi a far preoccupare, quanto il riemergere nel mondo globalizzato e post-moderno nel quale viviamo di sentimenti che richiamano alla mente la cultura del fascismo. Quest’anno si celebra l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia. Ma che cosa significa celebrare quel tragico evento? E’ veramente qualcosa di così lontano e in maniera scontata oggi condannato da tutti? A cosa serve la storia? Molti ragazzi pensano semplicemente che sia noiosa e inutile, perché racconta episodi passati. Di fronte alla domanda sulla giustezza delle leggi razziali prontamente ti rispondono che ovviamente furono qualcosa di sbagliato. Se poi “sposti” l’argomento sul tema migranti e sulla retorica del “sono troppi”, “ci rubano il lavoro”, “tutti a casa”, “l’Italia è degli italiani”, allora l’ovvietà su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato si sfuma. La memoria dei fatti storici non è importante per ricordarci che le leggi razziali furono sbagliate, ma per insegnarci che i principi che le hanno giustificate erano sbagliati e sempre rimangono sbagliati. Quando le cose vanno male è facile trovare dei capri espiatori a cui assegnare tutte le colpe. Dobbiamo stare attenti a non puntare a nostra volta il dito contro qualcun altro. Le soluzioni semplici purtroppo nel mondo non esistono.

Michele Francalanci

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